domenica 29 aprile 2018

Laboratorio di Design #1: indirizzare il gioco

Salve a tutti.
Questo è il primo appuntamento del nostro neonato laboratorio di design, dove utilizzeremo Sine Requie (leggendario gioco di ruolo partorito dalle folli menti di Matteo Cortini e Leonardo Moretti, i quali mi hanno ispirato moltissimo nella mia passione per il game design) come base comune per dare vita, ognuno di noi, a un nuovo design coerente. Appuntamento dopo appuntamento ne analizzeremo i difetti e la forma, tentando di correggere i primi e modificare la seconda per perseguire i nostri malvagi e personali scopi.

Secondo la mia testolina piano piano daremo una nostra direzione al gioco, limeremo i difetti, toglieremo il superfluo e aggiungeremo quello che manca, così da avere alla fine il prototipo (probabilmente imperfetto) di un nuovo gioco. Ognuno di voi lettori, in caso vorreste partecipare, lavorerà su un suo prototipo personale, nel puro spirito di un vero laboratorio.

Perché ho scelto Sine Requie? Per una serie di motivi, primo tra tutti il fatto di essere un gioco interamente italiano, i cui autori sono abbastanza attivi sui social e quindi disponibili per un dialogo; il secondo motivo è che si tratta di un gioco abbastanza conosciuto e amato e, specialmente, conosciuto e amato da me, il che rende il lavorarci sopra più facile e piacevole; il terzo e più importante motivo è che Sine Requie è un gioco dal regolamento poco snello, invecchiato male, a tratti incoerente e di sicuro privo di un vero e proprio focus. Sono tutte cose che ci permetteranno di lavorare di lima, scalpello e goniometro per cercare di aggiustarne le imperfezioni e trovargli un indirizzo più focalizzato. Ultimo motivo è che, scegliendo un gioco già conosciuto, saremo tutti sulla stessa lunghezza d'onda, cosa difficile da ottenere altrimenti. 

Perché lo facciamo? Essendo questo un laboratorio, lo immagino come un modo per capire meglio come scrivere e strutturare un gioco di ruolo, e, in secondo luogo, come modo per entrare all'interno del'analisi di un titolo, capirne pregi e difetti e in generale iniziare ad apprezzarne la forma e il design. 

Detto questo, direi di iniziare il nostro laboratorio con una delle parti più fondamentali di tutto il processo creativo: capire dove vogliamo andare a parare.
Tutte le immagini presenti in quest'articolo appartengono ai rispettivi autori e a Serpentarium.


Di cosa parla Sine Requie?

Non possiamo partire a caso iniziando ad aggiustare regole qua e la perché sì; no, prima dobbiamo sapere che cosa vogliamo ottenere da tutta questa operazione, quindi per primissima cosa è necessario capire di cosa parla Sine Requie. Se non riusciamo a capirlo, o la risposta non ci soddisfa troppo, possiamo decidere di prendere un indirizzo diverso e lavorare seguendo questa traccia. In ogni caso, è proprio questa traccia chiara e precisa che ci serve. 

Vediamo cosa dice la presentazione ufficiale del gioco (fonte Asmodee):

Il 6 Giugno 1944 il mondo sprofondò nel più oscuro degli inferni. Nel Giorno del Giudizio i Morti iniziarono la loro caccia contro il genere umano.
Adesso è il 1957, il mondo è divenuto un ammasso di macerie, dove i pochi superstiti cercano di resistere alla fame dei Morti. Poche nazioni, rette da crudeli dittature, sono sopravvissute. 
In Germania è sorto il IV Reich, un regno di orrore e follia, di freddi esperimenti genetici volti alla creazione della razza eletta e di armi terrificanti. 
La grande Russia è sepolta sotto le titaniche città di metallo del Soviet, governate dall’inumano calcolatore chiamato Z.A.R. e dalle sue biomacchine. 
L’Italia, ribattezzata Sanctum Imperium, è governata da Papa Leone XIV e dai suoi Inquisitori. 
In queste terre anacronistiche i roghi sono tornati ad ardere la carne umana. 
Il futuro più buio che l’uomo potesse immaginare è diventato la più mostruosa delle realtà. Questo è il mondo di Sine Requie.
In Sine Requie chiunque muoia diventa uno zombie. Alcuni risorgono come mangiatori di carne privi d'intelletto, altri mantengono la propria coscienza. Ma a che prezzo? Tutt'attorno, come se non bastasse, il mondo è dominato da terribili dittature che trattano le persone come oggetti da usare e buttare. Non sembra esserci uno straccio di positività e la speranza pare essere morta per sempre. L'umanità è un ricordo sempre più sbiadito, sottomessa da forze esoteriche e magiche che sembrano aver preso il controllo della realtà. I pochi regimi si sono riassettati in società classiste, dove precisi mestieri indispensabili tengono lontani i morti ma opprimono ancor di più gli sfortunati viventi. 

Ma Sine è anche un gioco che vive di due anime contrapposte: da una parte una ricerca del realismo fisico, con regole per i combattimenti tattici, le ferite per ogni zona del corpo, ecc.; dall'altra ha una forte componente tamarra e surreale, con spade motosega, macchinari enormi che straziano le carni, elementi esoterico-misterici, magia e non morti senzienti capaci di alterare la realtà con il pensiero.

Tanto a livello regolistico che in parte a livello di setting si tratta di un gioco abbastanza incoerente, privo di una strada univoca da percorrere. Manca di una direzione e non si capisce davvero di cosa voglia parlare o che esperienze voglia suscitare. Ed è qui che arriviamo noi.


Indirizzare il gioco

Indirizzare il gioco è complicato, poiché dovremo decidere ben tre cose principali rispondendo ad altrettanto domande. Queste domande ci porteranno all'obiettivo di design del gioco, ossia lo scopo del gioco stesso: cosa vogliamo comunicare con esso, cosa dovrebbero farci i giocatori, a cosa serve.
Le domande sono queste:
  • Cosa faranno i giocatori?
  • Cosa faranno i personaggi?
  • Quali tematiche vogliamo esplorare?
Cosa faranno i giocatori?
Ossia, cosa dovranno fare i giocatori quando si siedono al tavolo e giocano? Non è una domanda scontata e non dobbiamo darla come tale. Per rispondere dobbiamo decidere quali saranno i ruoli del giocatori e per quale motivo dovranno effettivamente giocare.

Per primissima cosa, è importante stabilire cosa ci si aspetta dai giocatori: dovranno superare sfide? Utilizzare l'intelletto? Gestire risorse nel modo migliore? Gestire combattimenti? Avere molta creatività? Esplorare una storia? Fare scelte difficili e drammatiche? Competere tra di loro (pvp) o fare squadra? Avere segreti al tavolo oppure no? Questa impostazione iniziale è di fondamentale importanza, perché avvia per sommi capi l'indirizzo del gioco verso un obiettivo di design più chiaro e preciso, attorno al quale imbastiremo tutte le meccaniche più focalizzate.

Poi, ovviamente, c'è da iniziare a pensare, almeno in maniera generale, alle autorità narrative. Lo schema classico ci dice che c'è un GM che gestisce il mondo e i png, mentre i giocatori avranno ognuno un loro personaggio. Non è l'unico schema possibile e potrebbe non essere il più indicato per gli obiettivi che ci porremo. La cosa principale in questa fase e avere già in mente, almeno in maniera vaga, chi potrà dire cosa e quando, quindi: chi potrà gestire i png, quali e quando; chi potrà inserire nuovi elementi in gioco, come e quando; chi potrà impostare le scene, come e quando; chi gestirà i pg, come e quando; chi narrerà gli esiti delle azioni, come e quando. Non esiste una risposta univoca alla cosa, tutto dipende dalle nostre scelte. Spesso la cosa diverrà più chiara mano a mano, con il proseguire del lavoro. Lo schema scelto potrebbe persino venire abbandonato in favore di uno più pertinente o funzionale.

Cosa faranno i personaggi?
Anche per questa domanda la risposta è un mix di risposte diverse ad altre domande più piccole. 
Intanto, chi sono i personaggi? Fanno parte di un gruppo specifico con obiettivi simili, oppure sono eterogenei e diversissimi tra loro per origini, competenze ed obiettivi? E anche in quel caso, sono tutti eroi o grandi personaggi del loro tempo, oppure persone qualunque? O un mix delle due cose? 

Come agiscono i personaggi? Lavorano in un gruppo unito, come nella più classica delle tradizioni gdristiche, oppure agiscono singolarmente portando avanti ognuno una propria agenda personale? Ricevono missioni da qualcuno, oppure seguono la loro agenda?
E ancora, perché agiscono? Qual'è il loro scopo? Hanno tutti uno scopo comune? Lo scopo è già deciso in partenza dal gioco? Oppure ogni giocatore può sceglierne uno suo creandolo (o da una lista prestabilita)?

I personaggi evolveranno come persone, cambiando lungo il corso del gioco, oppure rimarranno invariati e si giocherà per confermarne gli aspetti (come nel più classico dei D&D)? 

Sono tutte domande molto importanti, alle quali dovreste dare delle risposte più chiare ed esaurienti possibili, poiché questa impostazione influenzerà pesantemente le meccaniche future.

Quali tematiche volete esplorare?
Tutti i giochi, nessuno escluso, portano avanti delle idee sul mondo, sulla società, sulle persone, la vita, l'universo e tutto quanto. TUTTI. Queste idee vengono rivelate dal modo in cui le meccaniche lavorano e creano narrazione ed eventi. Un gioco con classi e razze diverse ha già in se una certa idea sulla società, per esempio.
Quello che vogliamo noi è portare avanti una o più tematiche focalizzate e non contraddittorie tra loro, in modo da imbastirci attorno le meccaniche e le regole del nostro gioco. 

Ci sono sempre due modi, in questa fase di preparazione, per impostare una tematica, e noi dovremmo scegliere uno dei due, ossia: una domanda o un'affermazione. 
La domanda è un quesito che ci poniamo sul mondo, la società, gli esseri umani, ecc. e che vorremmo siano i giocatori (eventuale GM compreso) a risolvere, semplicemente giocando e seguendo le nostre regole. "Cosa è  l'amore?", "riuscirai a rimanere umano?", "quale tipo di adulto diventerai?", sono tutte domande tematiche interessanti.
L'affermazione invece è un'idea precisa e stabilita sul mondo, la società, gli esseri umani, ecc. Potremmo dire che è una domanda alla quale noi designer diamo già una risposta, e le meccaniche del nostro gioco non faranno che avvallare questa nostra idea. Di solito l'affermazione porta con se, a a valanga, tutta una serie di conseguenze molto interessanti da esplorare durante le partite di gioco. 

Per i nostri scopi possiamo estrapolare la nostra o le nostre tematiche direttamente dall'ambientazione di Sine Requie. Essendo però questa zeppa di possibilità, dobbiamo compiere delle scelte oculate e lasciare fuori tutte quelle possibilità che cozzano tra loro e si contraddicono a vicenda. Questa scelta, ripeto, sarà fondamentale, perché gran parte delle nostre meccaniche gireranno attorno al tema. Inoltre la scelta del tema deve risultare coerente con ciò che faranno i giocatori e i personaggi all'interno del gioco. Tutto è connesso.


Le mie scelte, le vostre scelte

Iniziamo quindi, assieme, a pensare un po' come impostare la nostra personale versione di Sine Requie. Partiamo dal setting di Curte e Leo. Più avanti inizieremo a lavorare su ogni singolo aspetto e  sulle singole meccaniche, ma per adesso dobbiamo impostare il percorso che seguiremo.

Rispondiamo quindi alle tre domande di sopra, anche in maniera molto vaga e schematica, così da aiutarti a vicenda e aggiustare il tiro discutendone e parlando. Per partecipare a questo laboratorio, infatti, non vi resta che iniziare a pensare a un'idea vostra, rispondere alle tre domande e quindi iniziare ad addentrarvi nel duro mondo del game design. Scrivete tutto come commento qui sotto, o nelle discussioni dei vari social.

Io dal canto mio ho già fatto questo percorso con Sine Requie Nova Era, e vi elencherò di seguito le risposte che ho dato alle tre domande di questo articolo:

Cosa faranno i giocatori? 
I giocatori interpretano ognuno un proprio personaggio, mentre uno vestirà i panni del GM (qui chiamato Cartomante). Si gioca per esplorare il proprio personaggio, prendere scelte difficili, scommettere su di esse e vedere cosa succederà. Il GM non prepara una storia, ma gestisce il mondo e i png reagendo alle scelte dei giocatori. Il player versus player non solo sarà all'ordine del giorno, ma anche abbastanza consigliato.

Cosa faranno i personaggi? 
I personaggi sono di estrazione sociale diversa (da poveracci a veri e propri leader famosi), ma sono tutti legati a doppio filo a una situazione tesa iniziale. Non esiste il concetto di gruppo, ognuno porterà avanti un'agenda personale. I personaggi cambieranno come persone lungo il corso delle partite.

Quali tematiche volete esplorare?

  • Non ci può essere redenzione nel mondo di Sine Requie! I personaggi tenderanno a venire logorati e si trasformeranno lentamente nei nuovi abitanti del mondo: non morti assetati di carne, letteralmente o metaforicamente. Non si può rimanere umani, prima o poi tutti diventeranno delle bestie.
  • Cosa sei disposto a sacrificare per ottenere quello che vuoi? L'azzardo farà parte integrante delle meccaniche; prendere scelte difficili e scommettere su di esse sarà uno dei fulcri del gioco. 



Ora a voi. Fatemi sapere nei commenti le vostre idee.
Rispondete alle tre domande e cercate di esplorare e argomentare le vostre idee e scelte. Quello che vi propongo è di scegliere un focus abbastanza stretto e iniziare a lavorare su quello. Per or fermatevi solo su questa prima impostazione iniziale. Il resto verrà piano piano con gli altri articoli. 

domenica 25 febbraio 2018

7 giochi di ruolo giapponesi che potrebbero interessarvi

Il Giappone. La patria del sushi, dei manga, della pornografia con i tentacoli e delle pubblicità fuori di testa. In Italia di appassionati jappofili ne esistono un numero incalcolabile, ma quanti di questi conoscono e sono appassionati di giochi di ruolo giapponesi?

No, non mi riferisco ai famosi Jrpg, ossia videogiochi come Final Fantasy, Dragon Quest, Megami Tensei e simili, ma a giochi di ruolo carta e penna. Il Giappone ha dalla sua una tradizione tutta particolare, poiché per molti anni slegata dalle grosse mode occidentali. Il gdr giapponese si è evoluto direttamente dalle vecchie edizioni di Dungeons & Dragons, diventando qualcosa di peculiare e per certi versi unico. In questo panorama non troverete i classici tradizionaloni, ma non aspettatevi nemmeno giochi indie leggeri e narrativisti, tantomeno sperimentazioni. I giochi del sol levante sono una realtà a parte, un mondo affascinante e peculiare che vale la pena esplorare.


Per questa sortita in quel del Giappone mi farò aiutare dal mio amichetto Emanuele Galletto, molto più esperto di me in materia. Vi consiglieremo 7 giochi tradotti in lingua inglese che possono riassumere abbastanza bene queste peculiarità, ma prima vale la pena spendere due parole sul modo di giocare e sui gusti dei giapponesi.

In Giappone i giochi di ruolo non si chiamano giochi di ruolorole-playing game, bensì esiste un acronimo più interessante: TRPG, ossia Table-Talk Role Playing Games, con un'enfasi sul dialogo al tavolo e il clima rilassato. Si tratta di giochi dal tono relativamente leggero ed escapista, e abbastanza classici nella loro forma: 1 GM, 4-6 giocatori, abilità, tiri di dado, XP, classi, ecc. L'approccio tipico però è quello di dare enorme peso al supporto visivo, a ciò che può essere manipolato al tavolo e che possa velocizzare e standardizzare l'esperienza (non sono rari token per specificare gli spotlight dei giocatori).

Si tratta di giochi poco incisivi dal lato "sperimentazione" (i masterless per esempio si contano sulle dita di una mano e non troverete le menate alla The Forge, realtà che non ha avuto alcun impatto in Giappone), ma nonostante questo più compatti e precisi rispetto ai classici tradizionali a cui siamo abituati. Tutto è pensato per essere "parametrico" e per dare un'esperienza di gioco precisa (scordatevi giochi generici o vaghi da questo punto di vista); i manuali sono veri e propri libretti d'istruzioni, poveri di fuffa e pieni di esempi di gioco dettagliatissimi, spesso presenti anche in video di youtube fatti con tool come RpG Maker. Gli esempi servono a dare un'idea molto approfondita di come si debba giocare quello specifico gioco, e cosa i giocatori debbano fare al tavolo. 

Peculiare anche il modo in cui i giapponesi vivono il gioco. È molto raro ritrovarsi a casa di qualcuno per portare avanti una campagna; i momenti di gioco sono quasi del tutto relegati alle convention o a luoghi d'incontro prestabiliti, come le associazioni. Ne viene da sé che i giochi siano pensati per durare poco e la maggior parte siano utilizzabili a one shot. In Giappone non esiste, come da noi, il mito della campagna che dura anni e gli incontri di gioco avvengono di solito ogni 2-3 settimane. Anche le convention sono particolari, dato che i potenziali partecipanti (siano essi GM o giocatori) scrivono su un foglietto il gioco che vogliono giocare, con tanto di ruolo e descrizione, e poi si lascia fare alla maggioranza o al caso. Questo significa che spesso si giocano titoli casuali che magari non si era pensato di provare.

Il contratto sociale al tavolo è molto forte e l'etichetta svolge un ruolo preponderante, proprio come ci si aspetterebbe da dei giapponesi. Un giapponese non si sognerebbe mai di barare e i problemi tra giocatori e GM sono una rarità. Se uno dei problemi più sentiti, in occidente (USA e Italia per la mia esperienza) è quello di avere a che fare con GM/giocatori che sono degli idioti e rovinano l'esperienza, in Giappone uno dei problemi principali è quello di far conoscere cosa sia un gioco di ruolo e come sia possibile giocarci.

Questo flebile successo dei gdr carta e penna è dovuto, inizialmente, a una poco amata traduzione nipponica de Il Signore degli Anelli, che non riesce a far nascere l'amore per quel tipo di fantasy che in occidente farà la fortuna dei gdr, e in seguito a una pervasiva presenza del media videoludico. Se in occidente i videogiochi iniziano a competere seriamente con i giochi da tavolo e i gdr solo a partire dalla fine degli anni '80 (in Italia facciamo anche metà '90), per via della loro estrema ripetitività e bassa presenza nelle case, in Giappone il NES e il Famicom fanno capolino negli anni del boom mondiale di D&D, qualche anno prima della traduzione nipponica del gioco. I produttori videoludici giapponesi, consapevoli del possibile appeal dei gdr tabletop, iniziano subito a creare controparti videogiocose per far loro concorrenza. Tra '85 e '87 escono rispettivamente Dragon Quest e Final Fantasy. Negli anni '90, quando alcuni gdr di successo come Call of Cthulhu, Cyberpunk o Shadowrun vengono importati in Giappone, gli jrpg da console hanno il loro mega boom, cosa che relega ulteriormente i gdr tabletop a una nicchia.

Fatta una veloce panoramica dell'ambiente giapponese, è giunto il momento di consigliarvi qualche gioco, tutti abbastanza diversi, adatti ai palati più disparati e, ovviamente, tutti tradotti in inglese. Mi spiace per i non anglofoni, ma è già tanto esistano traduzioni in lingua inglese. Il 90% dei giochi nipponici rimangono inaccessibili a noi occidentali proprio perché localizzati solo in giapponese.



Double Cross

Autori: Shunsaku Yano, F.E.A.R.
Master: sì
Numero giocatori: 3-6
Durata: one shot o poche sessioni
Preparazione: 
Lingua: inglese, giapponese

Consigliato se: siete alla ricerca di un gioco horror capace di fondere assieme l'appeal di Vampiri con le regole action di giochi alla Marvel Heroic RPG, ricreando le emozioni alla Devil May Cry o Parassite Eve; se volete un gioco dove il combattimento tattico risulta anche particolarmente coreografico e libero e dove un attenta gestione delle risorse può fare la differenza; se amate le storie dove eroi disperati bruciano i loro legami e diventano dannati e pieni di rimpianti.


Il virus mutageno Renegade ha infettato la maggior parte della popolazione mondiale. Gli infetti, chiamati Overeds, sono in possesso di strabilianti e spaventosi poteri, ma ad un prezzo: perdere il controllo in preda allo stress significa trasformarsi in mine vaganti. In questo mondo popolato da super umani due fazioni lottano tra di loro per il dominio: un'agenzia governativa con il compito di proteggere e preservare la popolazione e un gruppo terrorista stile "mutanti cattivi di Magneto" che vuole spingere il genere umano ad abbracciare l'evoluzione successiva.

Se quest'incipit alla manga shōnen vi sembra effettivamente molto stereotipato, sappiate che tutto il regolamento è pensato per sfruttare al massimo tutte le idee in esso presenti, in un modo che farà la felicità degli amanti dei giochi giocattolosi e frenetici. Dato che ogni giocatore interpreterà un Overed, si creano i personaggi scegliendo due tipologie da una lista di 12 diverse sindromi (come il manipolatore di luce, quello che controlla il tempo, chi utilizza fuoco e ghiaccio, ecc.) ognuna con dei poteri e delle capacità specifiche, infine si calcolano le caratteristiche e le abilità e si tira casualmente per stabilire il background. Se fino a qui sembra tutti così classico che più classico non si può, le cose cambiano quando si inizia ad analizzare il resto delle meccaniche.

Esistono infatti tre elementi unici e fondamentali. Il primo si chiama encrochment e indica lo stadio di avanzamento della malattia. Più la malattia avanza è più la potenza in combattimento aumenta, tanto che alcuni poteri possono essere utilizzati solo quando la malattia raggiunge un determinato livello. Il problema è che questo porta a trasformarsi sempre più in un mostro. Quando l'encrochment arriva al 100% si diventa una bestie dissennata e mostruosamente mutata. L'unico modo per tenere a bada questa spiacevole deriva sono i lois, i legami con le altre persone, che sono sia positivi che negativi (puoi amare tuo fratello ma sotto sotto invidiare il suo successo, per esempio). I lois tengono a bada la mutazione, ma possono essere distrutti (quando un legame muore o si corrompe), trasformandosi in titus. I titus sono ancora più potenti e se ne possono avere di numero infinito, mentre i lois possono essere solo 3. L'idea è quella di personaggi irrefrenabili che distruggono le persone che amano e vivono di rimpianti.

Questi tre elementi vanno sempre e costantemente bilanciati, cosa che impedisce un certo tipo di gioco powerplayoso e al contempo favorisce tantissimo l'introspezione dei personaggi e la creazione di fiction. Tutto questo inserito perfettamente in un gioco decisamente action, dove le regole per menare le mani sono il grosso del manuale. Il combattimento è di quelli molto fiction first: coreografico, slegato da mappe e basato su zone astratte (alla Fate o 13th Age), basato su una continua escalation di poteri in base all'aumento costante dell'encrochment. Per quanto riguarda il resto, invece si tratta di un gioco diviso in scene, dalla durata breve, dove il GM è guidato nel suo compito e dove tutto è pensato per entrare subito nel vivo. 


Golden Sky Stories

Autori: Ryo Kamiya, Tsugihagi Honpo
Master: sì
Numero giocatori: 3-6
Durata: one shot o poche sessioni episodiche
Preparazione: sì, minima
Lingua: inglese, giapponese

consigliato se: vi siete rotti delle solite storie violente e volete giocare qualcosa di più tenero, coccoloso e scalda cuore; se stavate cercando un gioco da poter utilizzare con i vostri figli o i bambini in generale (previa traduzione delle parti essenziali e aiuto da parte vostra); se vi piace l'idea di giocare animali magici alle prese con i problemi delle persone e capaci di superare le avversità solo attraverso forti legami con le altre persone e i propri amici. 


A volte c'è bisogno di qualche momento scalda cuore, dove la violenza sia bandita e dove le emozioni possano prendere il sopravvento. Golden Sky Stories (titolo originale Yuuyake Koyake) è un gioco adatto a quel tipo di momenti, in cui la vita di tutti i giorni si ammanta di piccoli elementi magici che la rendono un po' più meravigliosa. Parla di creature magiche chiamate henge, animali dotati di poteri spirituali in grado di parlare e di prendere temporaneamente le sembianze di esseri umani. Gli henge sono eroi, ma non salvano il mondo con le spade né aiutano le persone con la magia: risolvono problemi seguendo il loro cuore. 

Ovviamente saranno i giocatori a controllare questi buffi esseri, scegliendo un animale tra volpi, procioni, cani, gatti, conigli o uccelli. Il loro compito sarà quello di risolvere i problemi di una stramba e folle città, Hitotsuna, e per farlo avranno dalla loro i loro poteri, la loro ingenuità e i loro forti legami d'amicizia. Ogni Henge ha sia dei difetti che dei punti di forza, diversi per ogni tipo di animale (ognuno ha dei poteri tipici; la volpe per esempio soffia fuoco, il procione può trasformarsi in mostro, ecc.), e dei punteggi da distribuire tra i quattro attributi, che sono henge (le abilità magiche e il legame con gli amici), animale (le capacità fisiche), bambino (la capacità di esprimere le emozioni e di infondere tenerezza) e adulto (nascondere le emozioni e saperle decifrare). Inoltre, ogni henge può trasformarsi sempre in un'unica forma umana, con i suoi vestiti e il suo aspetto particolari, che vanno scelti.

Una volta creato l'henge, ogni giocatore presenta il proprio personaggio e lo lega agli altri. Ogni connessione (roba tipo famiglia, fiducia, rivalità) ha delle proprietà meccaniche e numeriche ed è importantissima ai fini del gioco. Infine si aprono i turni delle scene. Come quasi ogni gioco giapponese, anche Golden Sky Stories è suddiviso in scene, le quali sono in numero finito deciso dal Narratore e sconosciuto ai giocatori. È quindi necessario cercare di dare il massimo in ogni scena. All'inizio ogni henge riceve punti wonder e feeling in base alle proprie connessioni o a quelle che gli altri hanno su di lui, indispensabili per usare determinati poteri, e durante le scene può compiere azioni (alcune delle quali richiederanno delle prove) o dialogare con gli altri (pg e png, cosa che potrebbe permettere di creare nuove connessioni). Qualsiasi giocatore inoltre può donare sogni a un altro giocatore (Narratore compreso) come segno di apprezzamento per ciò che ha fatto in gioco, cosa che salda ancora di più le connessioni reciproche. Va detto inoltre che i feelings possono essere usati per aumentare i propri attributi per una particolare prova.

Esistono inoltre azioni da compiere tra le scene, come cambiare le connessioni o rafforzarle, oppure imprevisti che capitano quando un umano scopre la vera natura di un henge. Il manuale spiega benissimo anche i compiti del Narratore, il quale deve creare la città in cui si giocherà (niente è lasciato al caso, tutto è guidato) e gli agganci di una storia in cui qualcuno è messo nei guai da qualcosa. Questo qualcosa non è mai un elemento malvagio, ma un imprevisto o un elemento della vita di tutti i giorni che diventa problematico. Salvare qualcuno, qua, ha tutto un altro significato rispetto ai classici gdr.


Meikyuu Kingdom

Autore: Kawashima Touichirou
Master: sì
Numero giocatori: 3-6
Durata: one shot o poche sessioni
Preparazione: 
Lingua: inglese (non ufficiale), giapponese

Consigliato se: volete un fantasy dal tono molto jrpgesco dove svuotare dungeon ma, allo stesso tempo, gestire un regno con un approccio quasi gestionale; se siete alla ricerca di un fantasy atipico nel suo approccio al dungeon crawling. 


Duemilaequalcosa anni fa il mondo era un paradiso magico e incantato, dove i regni vivevano in armonia e le persone utilizzavano la magia per migliorare la loro esistenza. Un terribile cataclisma però rovesciò completamente le regole del mondo, trasformandolo in una landa pericolosa popolata da mostri e avversità, Million Dungeons: un dungeon perenne in terra, cielo e mare. Pochi umani coraggiosi sono riusciti a farsi strada tra i mostri e a edificare dei regni dove sia possibile vivere in relativa tranquillità, sempre con la paura di incontri terrificanti. Qui è dove inizia l'avventura di Meikyuu Kingdom, diviso in maniera interessante tra due nature: la parte del regno e quella del dungeon (splittate in due manuali dedicati). 

La parte del regno vede i giocatori alle prese con la gestione del proprio angolo tranquillo: bisogna pensare a espandersi, a rendere felici le persone, a difendersi e a migliore economia e produttività. Tutta questa parte, probabilmente la più intrigante, ricorda tantissimo un gestionale, ma con una preponderante natura ruolistica. Si parte con una piccola nazione di 50 abitanti, che dovrà destreggiarsi anche con i rapporti diplomatici con le altre. La si deve creare assieme compilando l'apposita scheda del regno, con voci come qualità della vita, cultura, ordine pubblico, potenza militare (con dei punti da distribuire, ovviamente). O ancora budget, popolazione massima, ambiente, vox populi, ecc. Esiste anche una mappa del regno suddivisa in strutture. Si parte con tre strutture, tra cui il palazzo reale, per poi espanderle mano a mano che il regno acquisisce potere, territori e ricchezze. 

Uno dei modi principali per avere le risorse necessarie è, purtroppo, avventurarsi nel dungeon che è il mondo esterno, uccidere i mostri e prendere loro ciò di cui abbiamo bisogno. Dopo aver creato il regno quindi si creano i personaggi principali, scegliendone la classe (roba da jrpg come cavaliere, nobile, ninja, ecc.), il mestiere (astrologo, evocatore, cacciatore, cuoco, ecc., anche qui roba da jrpg), legandoli ad importanti ruoli all'interno del regno e prendendo uno dei tanti background proposti, i quali hanno agganci narrativi e meccanici e forniscono la missione del personaggio. 

Ogni partita è suddivisa in quattro fasi: la fase di preparazione, in cui si creano personaggi e regno; la fase del regno, in cui il GM provvede a inserire un aggancio per l'avventura e i personaggi si preparano per abbandonare il regno e provvedere alla loro assenza con difese o altro; la fase del dungeon, dove, neanche a farlo apposta, si esplora, si combatte e si prendono tesori ed equip dai mostri; infine, la fase finale, dove si torna a casa e si spende ciò che si è vinto per migliorare il regno. Durante l'azione esistono quattro tipi diversi di mosse, tra cui supporto, pianificare, aiutare e interrompere, tutte lunghe da spiegare in questa sede. Come potete intuire si tratta di un gioco abbastanza complesso e pieno di cose ed è difficile farvene un riassunto coerente. Se vi intrigano le premesse vi consiglio di andare a leggervi il regolamento, tanto è tutto gratis (dato che si tratta di una traduzione non ufficiale). La cosa che vi posso dire è che mi ricorda alla lontana quel fighissimo gioco che  Blades in the Dark


Nechronica

Autore: Ryo Kamiya
Master: sì
Numero giocatori: 3-6
Durata: one shot o poche sessioni
Preparazione: 
Lingua: inglese (non ufficiale), giapponese

Consigliato se: amate tematiche gore, splatter e horror e vi intrigano i mondi post-apocalittici pieni di zombie e mostri; se vi piace l'idea di giocare nei panni di ragazze zombie fortissime il cui scopo sarà quello di rimanere umane sconfiggendo zombie e lottando contro la piaga che ha mandato in vacca il mondo; se amate i combattimenti tattici e particolarmente elaborati.


Il tempo degli uomini è ormai arrivato alla sua conclusione e gli esseri umani sono non morti senza coscienza, spesso mostruosamente mutati, che camminano per il mondo, rianimati da terribili nanomacchine. Rimangono solo strani esseri, incapaci di morire, ragazze così sfortunate da possedere ancora un cuore e una coscienza: le bambole. Si tratta di ragazze zombie che combattono altri zombie, riportate in vita dal necromante, colui che ha dato il via a questa apocalisse. I giocatori impersoneranno il ruolo di queste bambole, rigorosamente di sesso femminile, nella loro lotta per la sopravvivenza e il destino del mondo contro il necromante. Il necromante però è anche il GM del gioco, un avversario potente contro cui le bambole dovranno scagliarsi, alla fine.

Tutte le bambole dei giocatori, e questo è importante sottolinearlo, vengono chiamate tra loro sorelle, poiché tornate in vita nel medesimo istante o in posti vicini. Queste hanno perso quasi del tutto la memoria della loro vita passata, ma non completamente. Rimangono loro frammenti di memoria, i quali vengono creati tirando casualmente 1d10, oppure riemergeranno lungo il gioco sotto forma di premonizioni (c'è una meccanica apposita). Esistono sei tipi diversi di bambole, ognuna suddivisa per personalità; si tratta di archetipi che elargiscono anche poteri e abilità. Ogni bambola ha inoltre una classe ben precisa: sono sette, tutte goticamente inquietanti, dalla bambola mutante a quella cannibale, dalla pistolera alla dea della battaglia.

La personalizzazione del personaggio risulta abbastanza complessa, perché oltre alle normali skill è possibile spendere punti per rinforzare il corpo di una bambola con equipaggiamenti, armi, parti meccaniche o mutazioni. Ma a parte questi numeretti, la parte più vitale di una bambola sono i suoi legami (o catene), il motivo per cui il suo cuore è rimasto umano. Uno di questi è automatico (il loro cuore), mentre gli altri riguardano le altre sorelle e sono da scegliere da una lista, dato che ognuno dona dei bonus meccanici unici e utilissimi.

Meccanicamente parlando, Nechronica dà tantissimo peso alla parte di combattimento tattica, dove si utilizza una mappa di battaglia e in cui le azioni dei personaggi sono suddivise in varie manovre, che in qualche modo ricordano le mosse dei PbtA ma che se ne distanziano anche immensamente in quanto molto meccaniche, e dove i vari avversari, bambole comprese, possono essere danneggiate mirando a specifiche parti del corpo, cosa che in questo universo ha un'importanza vitale.

Il ruolo del Necromante prende il via subito dopo la creazione dei personaggi (c'è un bel capitolo dove nulla viene lasciato al caso). Suo compito è quello di impostare la battaglia della sessione, dato che ogni partita si concentra su uno scontro principale. Tutta la partita si divide in tre fasi: la fase d'avventura, in cui le bambole cercheranno di ottenere i loro obiettivi, parleranno tra loro e supereranno ostacoli; la fase di battaglia, da vincere ottemperando alle condizioni di vittoria dichiarate apertamente dal GM; la fase finale, che conclude la partita e in cui le bambole ripareranno le loro parti e porteranno avanti i loro legami.


Ryuutama

Lo trovate qui
Autore: Atsuhiro Okada
Master:
Numero giocatori: 3-6
Durata: one shot o poche sessioni
Preparazione:
Lingua: inglese, giapponese


Consigliato se: vi piace l'idea di giocare non possenti guerrieri o maghi invincibili, ma contadini, menestrelli, guaritori, alle prese con un viaggio bucolico e fantastico irto di pericoli e meravigliose scoperte. Se amate le opere di Miyazaki, i jrpg alla Dragon Quest e vi piacciono le storie piene di quel senso di meraviglia, pace e armonia che in Giappone viene chiamato honobono.


Ryuutama significa "uovo di drago": viaggiatori intraprendono un viaggio e le loro storie vengono registrate da misteriosi osservatori draconici. Sono i Ryuujin, i quali donano l'essenza delle storie ai Draghi Stagionali, dispensatori di forza, di aiuti per crescere e rinnovatori del mondo, stagione dopo stagione.

Questo l'incipit di Ryuutama, un jrpg "natural fantasy", come viene chiamato dal suo stesso autore, in cui, in un medioevo fantasy affine a quello di molti jrpg da console (vedere Dragon Quest o i primi Final Fantasy), alcune persone sentono il bisogno di partire per un viaggio fantastico. È un gioco incentrato sul viaggiare, appunto, sull'esplorazione, l'amicizia, la crescita e l'armonia, e sebbene sia presente un ottimo sistema di combattimento molto ispirato a Dragon Quest, il menare le mani non è il fulcro dell'esperienza. Le avventure comportano il viaggio da una città all'altra e si focalizzano sulla condivisione delle esperienze, sulla cucina, sul comprare strani nuovi oggetti, sul perdersi lungo sulla strada e sull'incontrare difficoltà e (a volte) mostri. Il tono del gioco è molto Miyazakiano, con un forte senso di meraviglia e scoperta, e la fase di creazione del mondo è collaborativa e condivisa (attraverso una procedura molto bella che richiede di rispondere ad alcune domande specifiche).

La scheda del personaggio è allo stesso tempo molto semplice e completa, e prevede una manciata di statistiche. Per superare le sfide di solito si tira su due di esse, con il GM che annuncia pubblicamente la difficoltà da battere (per esempio una difficoltà di 7 per superare un burrone saltando). Esistono quattro classi principali: Menestrello, Guaritore, Mercante e Cacciatore, con tre classi addizionali: Artigiano, Contadino e Nobile. Ogni personaggio ha un oggetto unico, che ci racconta la sua storia, e può scegliere tra tre specializzazioni: Attaccante, Tecnico e Mago, dato che ogni classe può eccellere nelle tre cose in base a quale ramo di specializzazione si sceglie. Il grosso dei punti esperienza (per i level up) si acquisisce tramite l'esplorazione, superando ostacoli lungo la via, collezionando oggetti e aiutando persone in difficoltà, e solo una piccola parte battendo i mostri. Esiste un semplice sistema di combattimento, con una plancia di battaglia molto schematica e astratta che ricorda lo schema tipico dei jrpg alla Dragon Quest, ma per come funzionano le battaglie queste risultano abbastanza sconsigliate.  

Uno degli elementi più singolari è il Ryuujin, ossia il personaggio del GM. Esistono quattro tipi di Ryuujin, con la loro scheda, le loro abilità e il loro equipaggiamento tipico, i quali cambiano in qualche modo alcune delle regole del gioco; il grosso del tempo il Ryuujin se ne sta appartato, un silenzioso compagno che di solito si rivela ai personaggi solo verso la fine della partita. Il Ryuujin è li a dare un po' di supporto ai giocatori, nonostante il ruolo principale del GM sia di dispensare avversità. 

Ovviamente ci sarebbero ancora tante cose da dire sul gioco, come l'uso peculiare delle condizioni per descrivere lo stato d'animo dei personaggi, l'equipaggiamento condiviso da tutti, e così via, tutte scelte molto tematiche per ricreare un certo tipo di esperienza. 


Shinobigami

Autore: Touichirou Kawashima
Master: sì
Numero giocatori: 4-6
Durata: 3-4 ore o più partite episodiche 
Preparazione: 
Lingua: inglese, giapponese

Consigliato se: vi affascinano i giochi con una forte componente pvp, con una struttura narrativa suddivisa in scene di vario tipo. Se vi piacciono i giochi competitivi però con un livello di complessità medio/basso, molto coreografici e rapidi da giocare. Infine, se vi piace l'idea di tante storie episodiche legate tra loro.


In America, e in generale in occidente, il gdr più giocato è senza dubbio D&D. In Giappone no. In Giappone probabilmente si tratterebbe di Shinobigami.

Parliamo di un gioco ambientato in una strana versione del Giappone moderno, in cui misteriosi clan ninja (shinobi è un altro modo di dire ninja) governano dall'ombra, nascosti al mondo. Esistono sei clan differenti, ognuno con i suoi specifici obiettivi e i suoi punti di forza e di debolezza, come il clan votato alla scienza, quello versato nelle arti mistiche, quello che addestra la futura elite del paese, ecc. I vari clan intessono alleanze, dichiarano guerre e tutto questo viene bilanciato e sbilanciato da tutta una serie di eventi, scelte e amicizie. L'evento più importante è l'imminente avvento dello Shinobigami (letteralmente "dio degli shinobi"), temuto o desiderato in maniera diversa dalle varie fazioni. Cosa sia esattamente, se un vero e proprio dio o demone, una pericolosa linea di sangue, un'idea virale, un maestro ninja profetizzato o un'arma di distruzione di massa, è una verità che verrà sancita direttamente in gioco quando la questione diverrà fondamentale.

Prima dell'inizio di una sessione, una volta che i giocatori hanno i loro personaggi, il GM distribuisce loro una scheda con la loro missione e le carte con i segreti. In questa prima fase di introduzione ogni giocatore, a turno, presenta il proprio personaggio e rivela la propria missione a tutti. Il GM invece introduce i png e lo scenario. Si passa quindi, in successione, alle tre fasi: main, climax ed ending. Nel main ogni giocatore gioca una scena personaggio, di cui ne esistono due tipi: di combattimento e dramma. Quest'ultima prevede di creare dei legami, scoprire il segreto o la location di un altro personaggio o recuperare punti vita (il tutto dopo aver tirato i dadi su una specifica tabella); la scena di combattimento invece, come suggerisce il nome, prevede le botte. Si tratta di scene rapide, veloci e coreografiche e di solito si finisce abbastanza in fretta con qualcuno al tappeto.

Una volta giocate un certo numero di scene si passa alla fase di climax, in cui si rivelano le alleanze e i segreti e in cui prende il via la mega battaglia finale, l'unico momento in cui i personaggi giocanti possono essere uccisi. Si tratta di un gioco incentrato principalmente sul pvp, quindi l'eventualità non è rarissima. La successiva ending phase porta alla chiusura del gioco in base ai risultati della fase precedente, spesso presagendo a un continuo della storia in una serie di vari scenari legati tra loro in una storia episodica.

Tutto ciò che conta nel gioco ha una scheda. Ogni personaggio ha una lista di abilità suddivise in colonne (tech, arti marziali, strategia, stealth, conoscenze e stregoneria), dalle quali sceglie un certo numero in base al clan di appartenenza. Di solito le scene richiedono un unico tiro di abilità, in base all'azione che si compie e al contesto. Esiste una specifica scheda anche per le relazioni, importantissime ai fini del gioco poiché foriere di informazioni essenziali, come le location o i vari segreti (che ogni giocatore possiede sotto forma di carte).


Tenra Bansho Zero

Autore: Junichi Inoue
Master: sì
Numero giocatori: 4-6
Durata: 1-2 sessioni
Preparazione: 
Lingua: inglese, giapponese

Consigliato se: siete tamarri nell'anima e desiderate giocare in un setting iper asiatico pieno di tutto ciò che il sol levante ha da offrire; amate i regolamenti corposi ma allo stesso tempo scritti bene, dove si mena ma si esplorano anche drammi umani tra personaggi esagerati alla Kenshiro; se non vi spaventano libroni corposi da 300 pagine. 


Assieme a Ryuutama è uno dei giochi giapponesi più conosciuti in occidente, praticamente una summa esagerata e iper asiatica del design giapponese e del modo nipponico di intendere i giochi di ruolo, nonché vera rivoluzione alla fine degli anni '90 (la prima edizione è del '97). Tenra Bansho Zero si ambienta in un mondo in tumulto, Tenra, molto simile al Giappone feudale di epoca Sengoku, in cui i vari padroni feudali (daimyo) si davano guerra per impadronirsi della guida del paese come shogun; immaginate uno scenario simile, ora traslatelo anni avanti nel futuro, dove armature tecnologiche animate da spiriti e la magia shintoista più incredibile sono le armi dello sterminio.

Per quanto il manuale dia grossi spunti sul mondo di Tenra, sulle fazioni e sui suoi pericoli, il grosso è lasciato al GM e ai giocatori, che collaborativamente, durante il gioco, aggiungeranno pezzi all'enorme mosaico di Tenra. Nonostante il gioco sia pieno di regole corpose, la creazione dei personaggi risulta relativamente snella. I giocatori non devono far altro che scegliere uno dei vari archetipi e compilarli, con roba come samurai con gemme magiche incastonate nella carne, orfanelli che pilotano potentissimi mecha robotici, maghi onmyoji evocatori di spiriti, shinobi manipolatori di ombre e altre cosucce altrettanto sobrie. Una volta creati i personaggi si entra subito nel vivo, grazie a un regolamento che spinge molto sul dramma ipercinetico e sull'esplorazione dei personaggi.

Fondamentale è il fato, una specie di obiettivo del personaggio che incorpora credenze, legami e storie passate, cose come "trova il significato della vera forza" oppure "segui le leggi del Budda".  Il fato non è solo un abbellimento, ma ha anche un rilievo meccanico. Oltre al fato, entrano in gioco dei paricolari punti chiamati aiki, premi per una buona giocata, i quali però non vengono dispensati dal GM ma da tutti i giocatori al tavolo (molto simili alle fanmail di Avventure in Prima Serata, ma inventata 7 anni prima) e servono per aumentare statistiche, tirare più dadi od ottenere speciali effetti coreografici, venendo così convertiti in kiai.

Esistono inoltre una sere di meccaniche per aiutare la creazione di una storia. Quando il GM introduce un nuovo png, i vari giocatori che lo incontrano tirano su una tabella per ottenere dei legami casuali con esso, con un sistema esagerato (impression roll) che simula la fiction di manga come Kenshiro (e che può venire discusso con il GM per ottenere i migliori risultati, o cambiato spendendo punti bonus). Può quindi capitare che il samurai di turno si innamori a prima vista della principessa del regno avversario.

Ultimi interessanti elementi da menzionare sono Karma e Asura. Copiando il manuale: se Tenra fosse ambientato nel mondo di Star Wars, l'Asura sarebbe il corrispettivo del lato oscuro della forza. Il karma invece, forza invisibile che permea ogni cosa, dona punti ogni qualvolta i personaggi perdono la speranza, non riescono a raggiungere i loro obiettivi o sono così guidati dalle emozioni da risultare schiavi del mondo materiale. Una volta raggiunti 108 punti (il numero dei peccati umani nella teologia buddista) i personaggi diventano degli Asura e vengono definitivamente persi, demoni infernali temuti da tutte le persone di Tenra. Ovviamente ho omesso tutta una serie di altre meccaniche, le quali propongono anche un interessante sistema di combattimento molto affine alla classica esperienza di un manga shōnen e una suddivisione narrativa in scene, atti e finale drammatico (tipica di moltissimi giochi giapponesi).


Al di là di questi consigli esistono altri giochi tradotti in inglese, ma siccome ho dovuto fare una cernita alcuni sono rimasti fuori. Sono tutti tradotti in inglese quindi vale la pena parlarvene velocemente.

Merita una menzione il corposissimo Sword World 2.0, gioco dal forte appeal tradizionale, un fantasy con decisi elementi jrpg e un approccio D&Desco. Vista la data di uscita della prima edizione, il 1989, la cosa non stupisce affatto; si tratta infatti di uno dei primi TRPG mai scritti.

Un altro gioco non menzionato prima è Log Horizon, una specie di D&D4 mangoso, fatto meglio e più focalizzato sulla fiction, dove ovviamente non ci si risparmia nel menare le mani. Si tratta di un gioco intrigante, ovvio, ma dato il suo essere molto simile a ciò a cui siamo già abituati, ho preferito soffermarmi su altro.

Infine, non posso non citare Maid, il primissimo TRPG a venire tradotto in inglese (battendo sul tempo Tenra Bansho Zero). Si ispira ai manga commedia leggeri, in cui sexy e poppute domestiche devono salvare il loro padroncino da dei ninja cattivi che lo hanno rapito, oppure da un meteorite che sta per abbattersi sulla Terra, oppure da un gigantesco robot che minaccia la città e altre amenità simili. Eh sì, lo so... in effetti potevo inserirlo tra i 7 giochi più in alto.

FONTI

AMA with Andy Kitkowski and Matt Sanchez

mercoledì 21 febbraio 2018

E se volessi giocare... Shonen Manga?

Konnichiwa, gente. 
Siamo al trentunesimo articolo di questa rubrica, dove analizzo una serie tv, un videogioco, un romanzo, un film, un fumetto o un genere per capirne la struttura narrativa, consiglio giochi esistenti per giocare la stessa tipologia di storie e suggerisco qualche idea per crearne uno da zero.



Per questo articolo numero #31 era prevista un'analisi delle opere di Lovecraft, scelta fatta da voi in un sondaggio, ma ho preferito slittare un attimo e parlare di un genere che conosco molto meglio e del quale mi andava di parlare da tempo. Parlerò comunque di Lovecraft nel prossimo articolo della rubrica. 

Oggi quindi parliamo di manga e anime shōnen, ossia un tipo di storie giapponesi rivolte a un giovane pubblico maschile; non si può considerare un vero e proprio genere, ma le storie di questo tipo hanno degli elementi ricorrenti: uno o più giovani protagonisti dai grandi sogni e forza di volontà, con un focus sulle sfide da superare, sull'amicizia e sulla crescita. Tutti quanti abbiamo presente qualche opera shōnen. Chi non ha mai visto o letto Dragon Ball almeno una volta, probabilmente il manga più venduto di sempre? E poi ci sono One Piece, Naruto, Bleach, Hunter X Hunter, Captain Tsubasa, e tra le vecchie glorie, Hokuto no Ken (che in parte si discosta dal canone, ne ho parlato nel terzo articolo della rubrica), Saint Seiya e Jojo


I punti salienti di un'opera sono ciò che la rendono unica e diversa da tutte le altre. Sapere quali sono i punti salienti del genere shōnen è fondamentale, se vogliamo capire come giocarlo al meglio.

Siamo tutti ninja, o pirati, o...

La maggior parte dei manga shonen moderni, ma non solo, parte da un concetto base e lo esplora. Di solito, si parte da una categoria e la si estende a tutti i personaggi importanti del manga. Se ci pensate, in Naruto sono tutti ninja; in One Piece tutti pirati; in Bleach tutti shinigami; in Hunter X Hunter tutti cacciatori; in Saint Seiya sono tutti cavalieri; in Full Metal Alchemist sono tutti alchimisti. 

Solitamente in questo tipo di manga tutti i personaggi principali fanno parte di una categoria unica. A dispetto di questo però, i personaggi sono particolarmente diversi tra loro per comportamento, vestiario e, specialmente, poteri e abilità. 

Giovani eroi con un sogno...

I protagonisti dei manga shōnen sono, esattamente come i loro lettori, giovani ragazzi (quasi sempre di sesso maschile), caratterizzati da un sogno portentoso e totalizzante. Il sogno è qualcosa che non può mancare, perché rappresenta sempre un obiettivo enorme e difficile da raggiungere, capace di spronare il giovane eroe, o i giovani eroi, a dare tutto per raggiungerlo. Pensate a Luffy di One Piece, il cui desiderio è diventare il re dei pirati (ma ogni membro della ciurma in One Piece ha il suo sogno personale), o a Naruto, che vorrebbe tanto diventare Hokage.  Sono sogni impossibili, ma i giovani eroi possono riuscire perché sono iper competenti, agiscono attivamente per raggiungere i loro scopi e hanno un'innata forza di volontà. L'insegnamento alla base è che per raggiungere i propri sogni sia necessario lottare con i denti, non arrendersi e andare avanti a testa alta. Siamo migliori di quanto crediamo e solo ponendoci obiettivi complessi possiamo migliorare.

...e dei problemi

Ma questi giovani protagonisti hanno anche un passato problematico e doloroso alle spalle, qualcosa che li ha segnati e che nel corso del manga creerà loro difficoltà nel rapporto con gli altri o con se stessi. Pensate un po' a Goku che (non è spoiler dirlo dai, tutti hanno visto Dragon Ball) scopre di aver ucciso il nonno, o a  ogni singolo membro della ciurma di One Piece, ognuno con un dramma profondo alle spalle. Pensate a Cristal il cigno (Hyoga nella versione originale) di Saint Seiya/Cavalieri dello Zodiaco, o ancora a personaggi come Naruto. Ognuno di questi eroi ha alle spalle delle tragedie pesanti che supereranno lentamente solo con il supporto dei loro amici e del percorso di crescita che imboccheranno.

Tanti personaggi pittoreschi

Lo abbiamo accennato, i personaggi strambi e unici sono un po' uno degli stilemi più caratteristici del genere. Solitamente questi manga/anime presentano un numero enorme di personaggi secondari, che con l'avanzare della storia diventano sempre più numerosi e sempre più colorati e pittoreschi. Non esiste manga shōnen che non presenti un enorme e variegato parco personaggi. 

Archetipi di personaggio ricorrenti

Esistono degli archetipi precisi ricorrenti, riscontrabili in moltissimi manga shōnen. Cercherò di farne un velocissimo elenco non esaustivo, ma considerate che alcuni di questi possono fondersi tra loro (e molti sono stereotipi unisex):
  • Il sempliciotto: ama mangiare, dormire, allenarsi e... tendenzialmente poco altro. Ha un cuore d'oro, può risultare ingenuo e tende a prendere ogni problema di petto in maniera focosa e non ragionata (Goku, Luffy, Naruto, Natsu).
  • Il tenebroso: di solito quello con la crescita maggiore. Inizia la storia come una specie di asociale musone che crede di essere migliore degli altri. Prende le cose molto sul personale  e tende a essere moralmente ambiguo (Vegeta, Piccolo, Sasuke, Byakuya, Grey). 
  • Il testa calda: si arrabbia subito, è parecchio permaloso, non ragiona mai e deve sempre provare agli altri di essere il migliore. A volte può apparire come crudele e ha un concetto tutto suo, ma condivisibile, di virilità e onore (Bakugo, Renji Abarai, Edward Elric, Natsu, Grey).
  • Il pusillanime: si preoccupa di tutto, è fifone e smidollato, oppure pigro e ignavo, ma sogna l'avventura e un futuro da grande eroe. Di solito ha enormi doti tattiche ed è uno dei più intelligenti e geniali del gruppo (Usopp, Deku).
  • Il pervertito: altruista e gentiluomo, si ingrifa subito quando vede una bella ragazza, tanto da perdere la testa o avere copiose epistassi dal naso (Sanji, Jiraya, Mugen).
  • Il doppiogiochista: qualcuno che si unisce al gruppo di eroi per meri interessi personali, ma che alla fine capirà la fortuna ce ha tra le mani e cambierà completamente, diventando un amico sincero (Nami, Bulma).
  • Il sapientone: occhiali, modi da primo della classe e ligio oltre modo alle regole. 
  • Il vecchio maestro: potentissimo vecchietto che allena i protagonisti e dona loro nuove conoscenze. 

Duelli coreografici all'ennesima potenza

Quasi la totalità degli scontri che contano sono duelli 1 contro 1. Pensateci bene: è raro che i combattimenti avvengano tra gruppi di personaggi. Anche nei manga sportivi gli scontri, persino se parlano di sport di squadra, avvengono sempre tra due personaggi specifici (con l'eccezione di shōnen molto atipici come Slam Dunk). Questi scontri sono sempre coreagrifici e con tanto di poteri urlarti a squarcia gola. Sono scontri che iniziano in sordina, con i personaggi che si studiano e non fanno sul serio, per poi escalare in progressione sino a che i duellanti non arrivano a mostrare il loro vero potere, non prima di aver visto i protagonisti ricevere un sacco di colpi e riprendersi sul finale dello scontro. Basta farci caso: il potere finale non viene mai utilizzato all'inizio del combattimento, come farebbe qualsiasi persona sana di mente per chiudere subito le danze, ma solo alla fine, dopo innumerevoli colpi, per aumentare il pathos, la tensione e l'epicità. Un gioco di ruolo sugli shōnen dovrebbe tenere in conto questa caratteristica e farla propria. Inoltre dovrebbe seguire uno schema simile:
  1. Nemico quasi invincibile
  2. Eroe che riceve un sacco di colpi
  3. Nemico che fa qualcosa di cattivo e ferisce i sogni o gli amici dell'eroe
  4. Eroe che, in un'esplosione di forza di volontà, dimostra una nuova tecnica o utilizza in modo nuovo una vecchia tecnica.
  5. L'eroe vince.
Quasi sempre presente, inoltre, un commentatore che spiega agli spettatori cosa avviene sullo schermo. 

Buoni sentimenti e forza di volontà

Nello shōnen manga medio i legami con le persone che amiamo fanno sempre la differenza. Amicizia, amore, fratellanza, solarità e buoni propositi sono concetti concreti che donano un vigore impossibile e permettono di superare ostacoli altrimenti insormontabili. I buoni sentimenti, tra cui vale la pena infilare anche l'altruismo e la gentilezza, sono, in media, sempre punti di forza che portano i protagonisti a vincere a dispetto dei pronostici. 

Un altro elemento fondamentale è la propria forza di volontà; pensate al classico eroe atterrato e pronto a venire sconfitto, che invece si rialza e, pur se ferito a morte, riesce a rimontare e alla fine vincere lo scontro. La forza di volontà, sempre innescata da qualche buon sentimento (amicizia, amore, ecc.) è l'arma principale di qualsiasi protagonista che si rispetti.

Power up continuo...

Ogni scontro è progressivamente più impegnativo e difficile del precedente. Il potere degli avversari aumenta in progressione, quindi è necessario che anche gli eroi lo facciano. Gli allenamenti sono indispensabili, e ci sono sempre scene in cui l'eroe si sottopone a sessioni estenuanti di allenamento, ricerche magiche per sbloccare qualche potere sopito o momenti di introspezione relativi a qualche power up imminente. Pensate alle famose scene di Dragon Ball ambientate nella stanza dello spirito e del tempo.  

In un gdr shōnen sarebbe doveroso ricordare che i personaggi non diventano più forti semplicemente combattendo contro gli avversari (come avviene in D&D, per esempio, dove vengono dispensati punti esperienza per aver sconfitto i mostri), ma appunto allenandosi duramente. Le fasi di allenamento sono sempre tra le più intriganti e importanti e servono a sbloccare un potere particolare capace di sconfiggere un determinato avversario. Gli avversari sono infatti inizialmente invincibili. Dopo un iniziale scontro in cui viene sconfitto, l'eroe è costretto ad allenarsi e a sbloccare un potere che gli permetterà di scontrarsi con il super nemico. 

...ma anche crescita interiore

Diventando più forti i personaggi affrontano le loro paure e i loro limiti, e, ovviamente, i loro traumi. Questo li cambia come persone. Ogni avversario abbattuto è un modo per crescere, diventare più consapevoli di se stessi e diventare adulti. I personaggi degli shōnen hanno sempre degli archi narrativi in cui cambiamo come persone, e questi sono legati a doppio filo con il power up.


 Le saghe

Non tutti i manga/anime shōnen hanno questa struttura, ma è abbastanza comune. Una saga è un grosso evento narrativo in cui un nemico principale mette in pericolo il mondo/l'esistenza o semplicemente qualcosa di caro agli eroi per portare a termine i suoi obiettivi personali, in una specie di versione distorta del sogno dei protagonisti. Durante una saga i personaggi affrontano diversi avversari, diventano più forti dopo aver subito delle sconfitte e di solito vengono rivelati nuovi personaggi e nuovi colpi di scena. Pensate a Dragon Ball e a come sono strutturate le famose saghe di Freezer, Cell e Majin Bu. 

Tipologie di shōnen

Arrivati a questo punto mi sembra doveroso suddividere le varie tipologie di shōnen. Sono principalmente due: gli shōnen di combattimento e quelli sportivi. 

I manga/anime di combattimento più famosi sono: Dragon Ball, Naruto, One Piece, Saint Seiya (I cavalieri dello zodiaco), Bleach, Digimon. Una variante dei manga/anime di combattimento sono i manga sui mecha, i classici robottoni. Per fare qualche esempio: Evangelion, Mazinga Z, Gurren Lagann. Ne parli approfonditamente in questo articolo della rubrica

I manga/anime sportivi (denominati spokon) più famosi sono: Slam Dunk, Captain Tsubasa (Holly e Benji), Air Gear, Eyeshield 21, Inazuma Eleven. Alcuni manga/anime sportivi sono poco distinguibili dai manga di combattimento, tipicamente perché lo sport esplorato è uno sport di arti marziali: Uomo Tigre, Judo Boy, Rocky Joe.

Non mancano ovviamente esempi di confine tra le categorie. Alcuni manga/anime invece sono un mix tra quelli di combattimento e quelli sportivi, poiché presentano scontri slegati dalle competizioni ufficiali, ma molto spesso anche competizioni ufficiali, come ad esempio: Yugi-Oh, Pokémon, Beyblade. Molti manga di combattimento possono presentare competizioni sportive all'interno delle loro saghe. Uno degli esempi principali è il torneo Tenkaichi di Dragon Ball.




Di seguito troverete un elenco di punti che, per me, dovrebbero caratterizzare un gioco ideale sugli shōnen manga.
  • Protagonisti con un sogno: dovrebbero avere un obiettivo e questo obiettivo utopico dovrebbe caratterizzare la crescita interiore dei personaggi, i quali cresceranno come persone cercando di raggiungerlo. Chiaramente, raggiungerlo significherebbe finire il gioco (end game). 
  • Power up continuo: non c'è bisogno di livelli o cose simili, ma senza dubbio il power up si deve sentire e deve essere meccanicamente intrigante. I personaggi diventano mano a mano più forti, più competenti e sbloccano tanti poteri tamarri. Si deve sentire il percorso di potenziamento, e si deve percepire il divario tra chi è diventato più forte e chi no. Sono convinto esistano sistemi più funzionali dei livelli, ma se non vi viene in mente di meglio anche i livelli vanno bene. 
  • Giocattolosità: questa probabilmente è una mia opinione, ma i manga shōnen sono di base dei grossi videogames, quindi un gdr su di loro dovrebbe avere delle componenti giocattolose. La creazione dei poteri è la parte che si presta di più, con vantaggi, svantaggi, danni, turni di caricamento e cose simili.
  • Combattimenti  coreografici 1 VS 1: sono essenziali e vanno gestiti in modo tale che gli altri giocatori non si annoino (potrebbero fare il pubblico inserendo i classici commenti alle azioni dei combattenti). Importante da morire è la coreograficità dei combattimenti, che dovrebbero seguire tutti gli stilemi tipici dei manga, con tanto di escalation progressiva dei poteri. Dimenticate griglie di battaglia, movimenti x round e cose simili, perché ucciderebbero il momento. Serve un sistema di combattimento più libero, descrittivo, dove narrare tamarrate e fare cose impossibili senza curarsi di quanti metri ci si possa muovere. 
  • Scene di allenamento: come si diventa più forti? Non certo prendendo punti esperienza per aver sgozzato dei goblin. No, allenandosi duramente. Le scene di combattimento dovrebbero essere l'unico modo per battere gli avversari più temibili. 
  • Forza di volontà: simulare quei momenti dei manga in cui l'eroe sembra sconfitto ma poi, con uno sforzo di volontà, si rimette in piedi e dimostra una forza fuori dal comune, è una delle priorità. 
  • Tanti personaggi colorati: un parco personaggi vasto e accattivante è abbastanza tipico, quindi dovremmo trovare un modo per ricreare qualcosa di simile. Mi piace l'idea di far gestire più personaggi ai giocatori, magari facendoli comprare con delle speciali valute. In questo modo sarebbe possibile comprare anche i cattivi, che come nel più classico degli shōnen, inizierebbero un percorso di redenzione (vedi Vegeta o parecchi personaggi di Fairy Tales).
  • Struttura narrativa a saghe: quasi tutti i manga shōnen hanno una struttura simile, quindi sarebbe molto carino aiutare il master o chi per lui in caso di gm-less a ricreare una struttura di questo tipo.
  • L'importanza del legami: i legami di amicizia e amore sono ciò che danno forza agli eroi, pertanto dovrebbero avere valore meccanico ed essere legati alla forza di volontà. 






Siamo troppo pigri o non abbiamo il tempo per costruirci un gioco tutto da zero? Niente paura, di seguito vi propongo qualche titolo abbastanza azzeccato, che potrete usare al naturale o dopo una serie di modifiche.

Fate Accelerato - lo trovate qui
Autori: Fred Hicks, Rob Donoghue
Numero giocatori: 3-6
Durata: svariate sessioni
Lingua: italiano, inglese
Tipologia: con master
Fate è forse, ad oggi, il gioco migliore per dare vita a una storia shōnen. Parla di eroi competenti, proattivi e drammatici, e il tipico protagonista dei manga ricade in tutti e tre i punti in maniera perfetta. Inoltre, la struttura dei conflitti, così libera e coreografica, e l'uso degli aspetti, sono due elementi che riescono a ricreare praticamente ogni singolo contesto dei manga shōnen. A differenza del Base, il Fate Accelerato non usa le abilità ma gli approcci, molto migliori per i manga, dato che permette di differenziare tantissimo personaggi facenti parti di categorie/classi simili.  

Il gioco, per quanto mi riguarda, sarebbe già adatto così com'è, vanilla, ma siccome sono un pignolo insopportabile, sento la mancanza di alcuni elementi, come una certa giocattolosità (che pure c'è) e una struttura più affine per i combattimenti. Sono pigro e inconcludente, ma sto lavorando a una versione del Fate Accelerato che segue tutti i cliché dei manga shōnen e vi spiega come creare il vostro manga. Non aspettatevi di giocare Dragon Ball, Naruto o boh, qualcos'altro di famoso, ma più che altro questa hack si focalizza su creare da zero il vostro manga ideale. Trovate tutto qui (occhio, non è finito). 


Anima Prime - lo trovate qui
Autore: Christian Griffen
Numero giocatori: 3-6
Durata: svariate sessioni
Lingua: inglese
Tipologia: con master, crunchy
Anima Prime è sicuramente uno dei giochi migliori per giocare un manga shōnen, e d'altronde nasce proprio per quello. Tutto, dalla creazione dei personaggi alla scelta dei poteri, dalla progressione narrativa al bellissimo sistema di combattimento, gridano mangosità da tutti i pori. Il sistema di combattimento permette di narrare liberamente le peggio tamarrate, ma richiede una certa padronanza delle meccaniche per essere utilizzato al meglio, la qual cosa rende sfidante il padroneggiare le meccaniche. Il gioco presenta già una lista di poteri molto ispirati a Final Fantasy e Avatar Legend of Aang, ma riadattabili a diverse evenienze. 
Per quanto mi riguarda lo consiglio caldamente, è uno di quei titoli che meriterebbero molto più spazio e attenzione. 


Musha Shugyo - lo trovate qui
Autore: Luca De Marini, Daniele Fusetto
Numero giocatori: 3-6
Durata: svariate sessioni
Lingua: italiano
Tipologia: con master, crunchy
Nasce come gioco dei picchiaduro, ma Musha Shugyo si è lentamente evoluto in qualcos'altro. Ad oggi consta di una community immensa che ha dato vita a un numero incalcolabile di hack ed espansioni. Alcune delle espansioni ufficiali, come Darkmoor, aggiungo parecchia enfasi sul roleplay, trasformando di fatto Musha in un gdr a tutti gli effetti.
Il gioco pone molta enfasi su combattimenti coreografici molto mangosi, con tanto di poteri ed escalation. Espansioni come Darkmoor aggiungo tutta la parte di ruolo che mancava, e che in realtà deve più ai manga che non a D&D. 



Tenra Bansho Zero - lo trovate qui
Autore: Junichi Inoue
Numero giocatori: 3-6
Durata: svariate sessioni
Lingua: inglese, giapponese
Tipologia: con master, crunchy
Gioco giapponese dannatamente crunchoso ed enorme, Tenra ha una sua ambientazione post-apocalittica dedicata dove troverete praticamente tutti i cliché tipici dei manga shonen, dai mega robottoni ai guerrieri dotati di superpoteri. È il paradiso degli amanti dei manga shonen e riesce a ricreare abbastanza bene i tipici momenti del genere. Purtroppo non ho ancora avuto modo di leggerlo come si deve, figuriamoci di provarlo, ma sembra un prodotto validissimo. Certo, dovrete prepararvi a una mole enciclopedica di pagine, informazioni, regole e numeri. 


Altri giochi 

Shinobigami: altro gioco giapponese dannatamente mangoso, dove i giocatori interpretano ninja di diversi clan che, in un Giappone moderno iper esagerato, dovranno darsela di santa ragione. Si tratta di un gioco basato quasi esclusivamente sul pvp, quindi manca di tutta la parte di "party" tipica del genere di riferimento, ma nonostante questo sembra parecchio figo. 
OVA, the anime role-playing game: giocone molto intrigante tutto incentrato a ricostruire i manga shonen. Ha dei buoni spunti e farà la felicità degli amanti del gdr tradizionale, ma proprio perché non si discosta troppo dall'approccio classico fallisce in alcune parti, specialmente nella struttura narrativa, che ricorda più un D&D che non un tipico manga. Per me comunque un gioco a cui dare una chance.   
7th Sea: sembra un suggerimento assurdo anche a me, ma il mio amico Emanuele Galletto è abbastanza sicuro che la cazzonaggine insita nel regolamento sia adattissima a un genere altrettanto cazzone come quello shōnen. Certo, è necessario un profodo lavoro di hacking alla base. 

Esistono inoltre dei titoli ormai datati, come il folle Teenager Manga Mutanti, che sono invecchiati male e sono più delle goliardate che non dei seri tentativi di giocare i manga shōnen. Detto questo, se non conoscete Teenager Manga Mutanti correte ad informarvi, ne vale la pena. 



Chiudendo l'articolo, voi cosa ne pensate? Cosa dovrebbe avere un gioco sui manga shōnen  per essere davvero efficace? Come creereste un gioco dedicato? Quale gioco esistente, anche diverso da quelli proposti, usereste? Fatemelo sapere nei commenti.